Pubblicato su Fanzine Giallolatino, settembre 2009.
Il fantasy oggi è diventato un genere letterario sempre più apprezzato. Gli autori nostrani stanno prendendo vigore tanto da uscire senza timori dai confini nazionali. Uno degli scrittori di questo filone narrativo è il camaleontico Francesco Falconi, capace di estraniarsi dall’influenza tolkeniana sperimentando nuove suggestioni, zigzagando tra high fantasy e Urban fantasy, miscelando abilmente draghi volanti e Volopattini Saetta, proponendo innumerevoli spunti tematici.
Nato a Grosseto nel 1976, oggi lavora a Roma come consulente d'ingegneria delle telecomunicazioni. Ha esordito nel 2006 con il primo volume della trilogia Estasia, Danny Martine e la Corona Incantata, pubblicato da Armando Curcio Editore. Seguito poi da Il Sigillo del Triadema, nel 2008, e da Nemesi, nel 2009. Con Asengard Editore ha pubblicato il primo volume di una seconda serie, Prodigium, I figli degli elementi, nel 2008 e sempre per Asengard ha partecipato all'antologia Sanctuary, raccolta di racconti di alcuni degli autori di punta del fantasy italiano.
Ad aprile hai presentato la tua ultima fatica, Nemesi, capitolo conclusivo di Estasia. Ce ne parli?
“Nemesi” è il capitolo conclusivo della trilogia Estasia, edita da Armando Curcio Editore, e si presenta come un libro molto diverso dai precedenti. Lontano dalle atmosfere solari e oniriche di “Danny Martine e la Corona Incantata” e dalle ambientazioni fantastiche de “Il Sigillo del Triadema”, Nemesi rappresenta il chiaroscuro del mondo di Estasia, dove sarà svelato il passato di ogni personaggio e dove il confine tra bene e male diventerà sempre più labile. Essenzialmente “Nemesi” chiude tutte le sottotrame aperte nei capitoli precedenti, rispondendo a ogni domanda rimasta in sospeso nel “Sigillo del Triadema”: qual è il ruolo del Grifone Rampante, delle Streghe Trigelle e della cartomante? Come possono intervenire il Primo Canuto, il nano Amos, la Dama del Ruscello e Naturalia? Quando torneranno ad attaccare la Setta delle Ombre e le bestie di Disperio? E soprattutto che cosa farà Disperio del Libro della Luce?
Il personaggio di Danny Martine è un ragazzo riflessivo perché la vita lo ha già segnato. Quanto c’è di te in lui?
Ogni personaggio dei miei libri ha qualcosa di me, senza per questo rispecchiarmi in tutto e per tutto. Danny Martine è un ragazzo giovane, Estasia per lui rappresenta il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. Avendo iniziato a scrivere Estasia quando avevo appena quattordici anni, forse è questo il maggior punto di contatto tra me e il protagonista. In un certo senso siamo cresciuti insieme.
Estasia è una storia fantastica ambientata in un luogo ovviamente inventato, ma è anche un lungo viaggio interiore. Cosa hai imparato di te stesso e cosa vuoi insegnare agli altri?
Estasia nasce come un romanzo formativo per ragazzi, una metafora della nostra società grazie alla reinvenzione di tutto ciò che ci circonda e degli avvenimenti del nostro quotidiano. Non mi arrogo il diritto di insegnare nulla a nessuno: io stesso ho ancora molto da imparare dalla vita. Parlo del mondo in cui vivo, spesso prendendo in giro ed estremizzando i miei stessi difetti.
Al massimo Estasia offre spunti di riflessione, è poi il lettore a giungere alle proprie conclusioni.
Molti sostengono che anche se i tuoi libri sono indirizzati ai ragazzi hanno in sé una sensualità che li rende adatti anche agli adulti. Cosa ne pensi?
In primis il target di lettura cresce nel corso dei volumi. Già con “Il Sigillo del Triadema” la trama si faceva più complessa, con Nemesi ogni personaggio acquisisce una maggiore tridimensionalità, evidenziando il suo dramma interiore. È una lettura multilivello: alcuni lettori possono leggere Estasia come una semplice avventura fantastica, tra mostri, battaglie, magie ed enigmi da svelare. Altri, invece, possono trovare i significati più sottili nascosti tra le righe.
L’ispirazione per luoghi e personaggi la ricerchi nella realtà o ti affidi esclusivamente alla tua immaginazione?
Dipende. Spesso le ambientazioni sono frutto della mia immaginazione, in altri casi reinvento luoghi che ho visitato durante i miei viaggi e che sono stati per me di forte ispirazione.
Sappiamo che per il primo romanzo di Estasia ti sei ispirato alla storia infinita di Ende e alla Divina Commedia di Dante. Quali sono gli altri modelli letterari e gli scrittori a cui ti sei ispirato per gli altri due libri di Estasia e per il primo romanzo di Prodigium?
Il riferimento a Ende e Dante è evidente nel primo volume di Estasia, l’ho sempre evidenziato nelle mie interviste e presentazioni. Successivamente non ho voluto ripetere altri omaggi ad autori, ma ho preferito prendere spunto da altre fonti di ispirazione: musica (e.g. “Il Fantasma dell’Opera”), quadri (Durer, Klimt, Dalì e la mia pittrice preferita, Frida Kahlo), mitologia, inni orfici, coreografie di danza (Martha Graham).
Nei tuoi libri c’è sempre la critica alla società odierna. Non a caso il mondo di Estasia è a forma di stella a nove punte, spigolosa e ricca di insidie. Perchè?
All’epoca, quando scrissi il primo libro di Estasia, avevo pensato alla storia di Danny Martine come a una quest per ritrovare le luci dell’Armoniosa Assonanza e sconfiggere così la Nebbia Frenesia. Sono le nove pietre della Corona Incantata, ciascuna delle quali identifica una particolare caratteristica del nostro mondo. A voi scoprirle.
Come nasce un romanzo fantasy? Quali i tempi e quali le difficoltà?
Ogni romanzo nasce da un’idea. Un’idea è come una scintilla, per accendere un fuoco ha bisogno poi di combustibile. Ed ecco quindi che attorno all’idea prendono vita l’ambientazione (come nel caso di Estasia) o i personaggi (Prodigium). Quindi si costruisce il plot e uno storyline preciso dei capitoli che andrò a narrare; all’occorrenza serve sempre informarsi ed effettuare delle ricerche approfondite. La scrittura procede quindi nella sua fase più divertente, quella creativa, dopodiché si passa alle successive revisioni. In genere impiego circa sei mesi per ciascun libro.
Negli ultimi anni molti scrittori si sono divertiti a mischiare i vari generi letterari. Pensi in futuro di unire il fantasy al noir o al giallo per esempio?
Credo che la letteratura fantastica, italiana e internazionale, si allontanerà sempre più dai cliché ormai troppo abusati di matrice tolkeniana verso una veste più moderna che includa in sé vari genere. Commistioni di urban fantasy, new weird, gothic, fantascienza ma anche di altri generi letterari renderanno sempre più attuale questo genere letterario.
Sei un ingegnere delle telecomunicazioni e uno scrittore, come riesci a conciliare i due impegni?
A livello di tempistica sono inconciliabili, tanto che scrivo solo di sera, dopo cena, oppure nel week end. Del resto il retaggio scientifico mi è stato molto utile, benché a prima vista sembri cozzare con la scrittura e il genere fantastico. Nella costruzione della storia e nella metodologia di stesura, un’impronta scientifica è fondamentale per organizzare il mio lavoro.
Puoi dare un suggerimento a tutti coloro che vorrebbero pubblicare ma che non hanno ancora provato ad entrare nel mondo dell’editoria?
In primis, porsi nei confronti della scrittura con umiltà e abnegazione. Essere sempre pronti a mettere in discussione il proprio lavoro, ascoltare i consigli degli altri, ragionare sulle critiche anche più feroci. La lettura, non scordiamocelo mai, è la migliore palestra per imparare a scrivere: la creatività è una dote innata, le tecniche di scrittura s’imparano con il tempo.
Non avere fretta, non farsi abbindolare dalle proposte di pubblicazione a pagamento, avere sempre costanza. Non credere che pubblicare sia facile, né perdersi in illusioni di diventare ricchi e famosi. Se nella scrittura non c’è passione sincera, non si riuscirà mai a trasmettere un’emozione al lettore. I libri costruiti non funzionano mai. Sono quelli più genuini e spontanei ad avere successo, questo forse è l’unico ingrediente che non deve mancare mai. Infine, non demordere mai.
Spesso ne parlo anche sul mio blog, raggiungibile sul mio sito www.francescofalconi.it
Quali sono i tuoi progetti futuri? Quanto dovremo aspettare per il prossimo libro?
A fine anno uscirà il secondo capitolo conclusivo di Prodigium, edito Asengard Edizioni, la saga urban fantasy che ho scritto in parallelo a Estasia. Un romanzo complesso, più adulto e con sfumature più dark.
Per il prossimo anno, sono tanti i progetti in cantiere. Per adesso posso accennare a un libro autoconclusivo, che mi è costato mesi di studio. Mi avvicinerò al genere biopunk e new gothic, una sfida interessante e un esperimento innovativo.
Infine, esistono ancora altri progetti, sia per ragazzi sia per young adults, ma è troppo presto per parlarne.